Le modalità di intervento

Il Suicidio

I Centri di Telefono Amico Italia sono nati negli anni ‘60 appositamente per la prevenzione del suicidio e ancora oggi i nostri volontari sono preparati ad ascoltare anche chi ha pensieri suicidari.

La crisi relazionali

I problemi di relazione sono uno degli argomenti più frequenti affrontati durante i colloqui. Le relazioni sono di importanza fondamentale nella nostra vita: le rotture, le assenze, le delusioni e le difficoltà in questo ambito sono causa di crisi più o meno profonde.

La Depressione

I malati psichici, in generale, e le persone depresse, in particolare, trovano nel Telefono Amico un valido sostegno che li aiuta ad affrontare una quotidianità difficile e angosciante.

Il Suicidio

Come si presenta chi vuole suicidarsi?

La maggior parte delle persone che attraversano una crisi esistenziale con pensieri suicidi, soffre anche della solitudine che deriva dalla paura di confidarsi, per questo cercare il dialogo e rompere l’isolamento procura in genere un enorme sollievo e maggiore sicurezza: spesso, in questo modo, l’insistenza dei pensieri suicidi diminuisce.

Come sosteniamo chi ha pensieri suicidari?

Può essere utile approcciare la persona che ha bisogno di sfogarsi con l’atteggiamento di chi desidera capire cosa pensa, astenendosi per quanto possibile dal formulare giudizi. È importante sapere che difficilmente si riuscirà a risolvere i problemi di chi ci sta di fronte e che non si è tenuti a farlo, ma già solo il fatto di essere compresa e ascoltata dà sollievo alla persona in difficoltà, quello che conta è restare tranquilli ed entrare in empatia.

I propositi suicidari , quando sono solo accennati o non espressi in modo chiaro, devono subito essere verificati. Si cercherà di dare sostegno a quel lato della persona che vorrebbe continuare a vivere. In ogni caso bisogna provare a far intravvedere alla persona che chiama che è possibile continuare a vivere, aiutandola ad allargare la percezione della realtà, che in questo momento è limitata. È inoltre importante che queste persone non si sentano di nuovo sole al termine del colloquio. Possiamo domandare loro cosa faranno nelle prossime ore e, a seconda del caso, invitarle a richiamarci.

Attiveremo un aiuto esterno soltanto…

se richiesto da chi ci contatta per sé stesso;

se pensiamo che la vita di chi ci ha contattato sia in pericolo;

se chi ci contatta intende seriamente ferire o danneggiare un’altra persona.

In questi casi, chiediamo l’intervento dei servizi di emergenza per proteggere la vita di chi ha contattato i nostri servizi e comunichiamo i dati che abbiamo ai servizi di soccorso. Cerchiamo sempre di farlo con il consenso di chi ci ha contattato.

La crisi relazionali

Cos'è una crisi?

Le crisi fanno parte della vita e la loro gestione richiede molte risorse ma in alcuni casi possono anche essere un'opportunità per cambiare e star meglio. Ci vuole tempo e pazienza per riconoscere di essere in crisi e accettarlo. Non è cosa semplice: anche chi dispone di una buona rete sociale sperimenta talvolta la difficoltà di trovare un interlocutore. Generalmente possediamo sufficienti risorse per affrontare questi problemi con l'aiuto della nostra rete sociale o chiedendo sostegno a qualcuno per un breve periodo. La situazione è diversa quando ci rendiamo conto che le relazioni falliscono sempre secondo lo stesso schema, in quel caso può essere utile l'aiuto di uno specialista.

Come sosteniamo chi si trova in crisi?

Le persone in crisi hanno spesso già provato in un modo o nell’altro ad affrontare la situazione, ma i sentimenti di collera, impotenza, sofferenza ecc. vengono a galla sempre più frequentemente e incidono negativamente sul modo di pensare. È importante accogliere la persona in crisi con le sue emozioni del momento. Non si tratta di trovare soluzioni, ma di rimanere presenti nel qui e ora: comprensione e empatia sono l’aiuto più efficace e permettono all’interlocutore di tranquillizzarsi. Potrà così cominciare a riflettere, ad analizzare quello che sta vivendo e trovare col tempo la soluzione migliore.

La Depressione

Come riconoscere una persona che soffre di depressione?

Per chi soffre di depressione, la vita diventa pesante, nascono sensi di colpa e di fallimento, ci si sente incapaci di prendere decisioni. La depressione provoca un vuoto interiore, insensibilità e apatia. Tipiche sono anche le ampie oscillazioni fra l'insopportabile sofferenza psichica e la speranza di poterne in qualche modo venir fuori.

Come sosteniamo una persona depressa?

La accogliamo con empatia e le esprimiamo comprensione accettando che in questo momento ha poche energie. È importante darle sostegno nel qui e ora, infondendole sicurezza e fiducia. Talvolta una persona depressa ha solo bisogno di sentire la vicinanza di qualcuno che sopporti insieme a lei il buio che la circonda. Insieme alla persona depressa possiamo programmare qualche piccolo passo avanti nella vita quotidiana o aiutarla a compierlo, una cosa per volta in modo da non sovraccaricarla.

Ecco alcuni consigli su come approcciarsi ad un amico/a o familiare in difficoltà

Per alcuni è difficile parlare dei propri problemi, trovare le parole e il momento per raccontare quel che si prova. Se ti accorgi che qualcuno vicino a te non sta bene puoi dirglielo apertamente, meglio, però, trovare un momento in cui poter parlare da soli: spiega cos’hai notato, chiedi se è successo qualcosa e se ne vuole parlare.

È più che comprensibile che tu voglia aiutare un amico o un’amica in difficoltà ma ricorda che non spetta a te risolvere i suoi problemi. La cosa migliore che puoi fare per dare sostegno è restare a sua disposizione e informarti regolarmente su come sta, prestando ascolto a quello che ti racconta e offrendo attenzione e comprensione alle sue emozioni.

Se qualcuno si confida con te e ti parla dei suoi problemi, ascolta con attenzione quello che ti racconta. Cerca di dimostrare comprensione per la sua situazione, e se non capisci qualcosa, chiedi di spiegarlo. Non dare consigli, anche se pensi che siano buoni, lascia la parola alla tua amica o al tuo amico. La cosa migliore che puoi fare in simili situazioni è ascoltare.

A volte, per sentirsi un po’ meglio, basta parlare con qualcuno e sentirsi davvero ascoltati.

Se però ti rendi conto che il tuo amico o la tua amica non riesce a venire a capo dei suoi problemi, suggerisci che chieda aiuto a chi sa farlo.

In particolare, se si tratta di un adolescente può confidarsi con un adulto, per esempio con i suoi genitori, dei parenti, un insegnante, soprattutto se i problemi riguardano le droghe o la violenza, o se il tuo amico o la tua amica è autolesionista o dice di non voler più vivere. Molti faticano a reagire immediatamente, forse perché non osano rivolgersi a un adulto: in questi casi non mollare, insisti affinché il tuo amico o la tua amica si rivolga a un adulto e chiedi in che modo puoi essere di aiuto.

Sei hai la sensazione che un amico o un familiare possa avere pensieri suicidi, non sottovalutare la cosa, anzi, se possibile, cerca di affrontare la questione. È sbagliato ritenere che parlare dell’argomento con qualcuno animato da intenzioni suicide lo porti poi a togliersi davvero la vita. Diverse persone sopravvissute a tentativi di suicidio riferiscono che mancava loro qualcuno che «semplicemente le stesse ad ascoltare».

I pensieri suicidi vanno accolti con la massima cautela possibile.

Segui questi suggerimenti per poter affrontare meglio una situazione di questo tipo:

  • Non giudicare mai i pensieri dell’altro, non sminuirli, non far sentire l’altro anormale perché li ha.
  • Prenditi e concedi tutto il tempo che vi serve per poter dialogare, quindi, se in un determinato momento non puoi, fai sapere al tuo interlocutore che ci potrai essere in un altro momento. Da un altro appuntamento certo e dedicati al suo ascolto.
  • Mentre lo ascolti concentrati sul suo sentito, non sui fatti cercando a tutti i costi di trovare una soluzione. Molto spesso una soluzione non c’è. Ciò che gli/le è successo a te può sembrare di poca importanza rispetto alla sua decisione di farla finita, ma è quello che sente che lo/la porta a volere morire.

Se riuscirai ad entrare in empatia con il suo sentito, vedrai che riuscirà ad aprirsi, perché non si sentirà giudicato né sentirà che stai sminuendo ciò che prova.

Solo quando si sarà finalmente confidato, allora potrete provare a trovare insieme una strada da percorrere.

Il dialogo è la via più concreta per poter iniziare ad aiutare chi vede la vita come un peso.

Se non riesci a sopportare il peso di un dialogo a sfondo suicidario chiedi a tua volta aiuto a qualcun altro.

La preoccupazione per i problemi ascoltati può essere un peso anche a te. Talvolta ci si può sentire impotenti o sovraccarichi; in questi casi è importante tutelarsi e cercare qualcuno con cui parlare di quello che si prova. Puoi provare a parlarne con noi, tutti i giorni dalle 10 alle 24 al numero 02.2327.2327; oppure ci puoi scrivere al servizio di Mail@micaTAI direttamente dal sito o via chat al servizio WhatsApp Amico tutti i giorni dalle 18 alle 21 al numero 324 011 7252

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